Addio Gianfranco
Gianfranco Pedullà ha rotto il filo sottile che il lunghissimo coma lo teneva ancora tra noi e dopo un anno se ne è andato. Ho pensato molto a lui in questo anno tragico e oggi lo penso insieme ai tanti amici che hanno attraversato con lui un pezzo della nostra storia. Una storia lunga di cui parlavamo volentieri insieme. Lui, molto più giovane di me, mi parlava spesso di Mario Vezzani, il suo professore di liceo, che lui sapeva mio caro amico, che lo aveva educato alla ricerca culturale e alla bellezza del teatro, insieme alla dimensione sociale della politica, in senso ‘gramsciano‘ dicevamo allora.
Parlavamo spesso di questo nelle stanze del vecchio circolo in via Palazzo dei Diavoli, alle Querce, dove avevamo la sede del PCI e dove lui aveva le stanze del laboratorio teatrale, che iniziava allora la sua attività. Lì vivemmo il nostro comunismo ‘gramsciano’.
Era questo il PCI di Berlinguer e Gianfranco, che a volte mi chiamava ‘maestro’, esprimeva la sua personalità critica vissuta in una dimensione collettiva che il teatro esaltava. Passavano gli anni e sapevo che lui faceva grandi esperienze teatrali anche in carcare con i detenuti.
Dopo l’Isolotto ci ritrovammo a Montespertoli, dove io ero il direttore delle scuole. Lui aveva sposato Fabiola, una giovane maestra, che insegnava nella frazione di San Quirico. Avevano messo su casa a Poppiano ed ebbero presto due figli. Ci vedevamo spesso, ci affascinava la dimensione educativa della scuola e del teatro.
Varcata la soglia del 2000 ci ritrovammo a Lastra a Signa. Era assessore alla cultura Marco Capaccioli, mio carissimo amico,
grafico/editore in via Pisana, con il quale da anni collaboravo. L’assessore decise di metter su un nuovo teatro ‘Il Teatro delle Arti’ e di affidare la gestione a Gianfranco Pedullà.
E’ stata una grande idea la sua e Gianfranco ha trovato la scarpa per il suo piede.
Ho frequentato spesso quel teatro dove Gianfranco ha espresso al massimo il suo talento artistico e organizzativo. E come mi accoglieva quando arrivavo in teatro ‘Ecco il mio maestro’. diceva sempre.
Ma io ho sempre voluto pagare il biglietto,
Franco Quercioli